Recensione- Nessuno si salva da solo

11037626_415862551924279_8379116777549871152_nSalve cari blogghini e ben ritrovati con una nuova recensione. Il fatto che io possa scriverle senza impegno, ma come sfogo è una liberazione e oggi ci troviamo a parlare di Nessuno si salva da solo tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini e diretto da Sergio Castellito.
Ancora una volta la moglie crea il romanzo e il marito gli da vita al cinema, infatti precedentemente la coppia nella vita era stata coppia cinematografica con Venuto al mondo.
Se in quest’ultimo caso avevo letto, sotto pressione di mia madre non lo nego, il libro, in questo  sono passata direttamente alla pellicola, quindi non potrò esprimermi sulla trasposizione, ma dato che stiamo parlando di una coppia non dovrebbe essere lontano dalla figurazione dello scrittore, anche se, banale a dirsi, i libro potrà dare spazio a più ampie sfumature.

In breve la storia parla di una coppia che ha recentemente divorziato e durante una cena per discutere sulle vacanze estive dei bambini ripercorre con vari flashback la loro storia d’amore fatta da passione, vite al limite e problemi di coppia. Se il cliché tradizionale della coppia in crisi alla soglia degli anta non bastasse nel mix mettiamo anche problemi di anoressia, cancro e alcolismo secondo degli stereotipi triti e ritriti.

La protagonista femminile Delia infatti soffre di anoressia quando lavorando nello studio medico di una palestra incontra Gaetano con cui si crea subito una sintonia fatta di ammiccamenti al limite del verosimile, battute come “posso baciarti” banalizzano e impoveriscono già dalle prime battute la storia d’amore. L’amore nascente con Gaetano travolge la vita schematica di una dottoressa con tante speranze e poche forze per realizzarle e trova in questo scrittore squinternato e anche un pizzico cafone la forza di riprendere a nutrirsi. In tutta la vicenda iniziale lui è succube di un personaggio femminile più caratterizzato e con più storia da raccontare. Tra scene di sesso e liti arriva la notizia che la donna è incinta del primo figlio e qui si inserisce bene l’ennesimo pregiudizio del figlio che allontana la coppia e si gioca molto sulle fragilità della donna con una malattia latente che porta le sue paranoie agli estremi. Le distanze diventano ancora più ampie quando i sogni di entrambi vengono disillusi e mentre la famiglia perfetta di Delia si sgretola lentamente Gaetano abbandona i sogni di scrittore di romanzi per “vendersi” al mondo della tv.
Il momento è propizio per un altro dei topoi tipici del dramma targato Italia che qui fa da padrone dall’inizio alla fine e viene dunque inserito il tema dell’aborto, poichè la donna ricostruendosi i denti corrosi dall’anoressia si sottopone a radiografie mettendo a rischio il feto e quindi per evitare che nasca un figlio malato decide di abortire. Il marito da canto suo sente la donna respingerlo e inizia una relazione extra coniugale – altro tema trattato ad iosa-  prima che tutto però sia portato alle battute finali, per lo meno per quanto riguarda i flashback è necessario far riferimento ad altre due battute di inizio film che fanno sprofondare ancora di più il cliché nella banalità ovvero il marito aveva promesso di evirarsi in caso di tradimento e di lasciarla nel caso in cui si fosse rifatta i denti, elementi entrambi premonitori e sicuramente non passati in sordina neanche all’uditore meno attento.
Questo è il piano del passato, ma neanche nel piano temporale presente la situazione è migliore a livello di trama infatti tutto si gioca attorno a questa cena che è svolta in parallelo ad una coppia anziana su cui più volte si pone l’obiettivo e che alla fine serve solo da introduzione alle battute finali del film come per esempio il citare il titolo della pellicola da un Vecchioni out of character non molto brillante. Alla fine uno scenario aperto con loro che si concedano certi dell’amore che fu e pronti a sconfiggere alcuni dei loro demoni.

Unica scena che mi ha suscitato empatia è stata quella dove confessa di aver picchiato il figlio, specchio di una donna esausta e colpevole dell’atto più ignobile; tocca la sensibilità umana e quella mia personale di donna che ha sempre timore di non poter essere una madre all’altezza dell’incarico. Delia infatti in questo riflette una paura comune che è dovuta a una sua mancanza di affetto materno in primis.

In conclusione trovo la pellicola banale e noiosa, neanche la regia riesce a movimentarla e risulta incongruente tanto quanto la vicenda. Un plauso va a Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca che invece hanno saputo dare uno spessore a personaggi scontati e monotoni.

Pur non avendo letto il libro posso dire con certezza che la Mazzantini rimane ancorata ai medesimi schemi già visti in Venuto al mondo il che è improduttivo per un  autore, che pur indagando la società dei nostri giorni, dovrebbe essere in grado di osare oltre che nei temi anche nei quadri che rappresenta.

Voto 3

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