CAPITOLO VII

CAPITOLO VII
Il telefono aveva squillato  tre volte in quel giorno, ma in nessuno dei tre casi era stata la vicina a chiamare.
Avevo letto l’ultimo numero di Topolino, aiutato la nonna con le piante, fatto un giro in bici, ma il tempo quel giorno andava più lento del solito e l’ansia si mescolava all’adrenalina di quella mancata telefonata e di quella sconosciuta risposta.
Mi ero immaginato quella ragazza, di cui non conoscevo il volto, in tutti i modi possibili e alla fine avevo deciso che caratteristiche darle nella mia mente. Non era alta e per questo sembrava camminare sempre in punta di piedi, aveva sicuramente i capelli castano scuro, forse neri, in un mare di ricci e gli occhi neri in cui perdersi profondamente . Profumava di mandarini e limoni e non sorrideva spesso influenzata negli umori dal tempo, ma sapeva ballare in maniera sublime, soprattutto il valzer.
Doveva essere così, doveva essere quell’immagine nella mia mente bella e meridionale, calda e avvolgente come la terra che mi stava ospitando lontano da quella città frenetica e lontano da quella madre che non sapeva dire ti voglio bene.
Si sarebbero innamorati sicuramente perchè nei film succedeva sempre così e quella vita così serena, quel luogo che lo faceva sentire così in pace con se stesso non poteva essere la realtà doveva essere una grande pellicola che avrebbe avuto la sua distribuzione nei cinema di tutto il mondo.
“Drin, Drin” interruppe il mio fantasticare la nonna.
“Nonna sei diventata un telefono?” le dissi cingendola forte a se, quello scricciolo di donna che aveva la sua storia impressa tra le rughe della pelle.
“Beddu ma niputi, no caro volevo solo informarti che ha chiamato la madre della ragazza di cui ti avevo parlato e ha detto che andrebbe bene per lei andare mercoledì “.
“Sarebbe perfetto in effetti” dissi tutto elettrizzato.
“Perfetto allora ai portici troverai la ragazza e ti guiderai lei”.
“Ti voglio bene nonna” le diedi un bacio e senza motivo saltellando tornai in camera mia ascoltando Ti amo di Umberto Tozzi a ripetizione. Mi sentivo un po’ idiota e un po’ sensitivo, ma ero sicuro che sarebbe stata una giornata diversa, una giornata di cambiamento.

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