CAPITOLO V

 

Ero andato a fare un giro nei dintorni, quel borgo era quasi concentrico ed era difficile perdersi anche se il senso dell’orientamento mi avesse abbandonato all’istante.

Avevo comprato dei panini con l’intento di portarli a casa, ma quel pane aveva un altro sapore era soffice e profumato e così invitante che dopo essermi ripromesso di assaggiarne uno solo mi ero ritrovato a divorali tutti e il pensiero di ricomprarli non mi aveva sfiorato, perchè avrei trovato imbarazzante tornare nello stesso panificio a fare il medesimo acquisto e cambiare panificio non era un’idea fattibile perchè se i panini non fossero stati all’altezza mi sarei sentito fregato da quell’acquisto, se lo fossero stati la mia felicità per aver scoperto un qualcosa di squisito sarebbe svanita.

In tanto avevo fantasticato così tanto su dei semplici panini che mi ero ritrovato davanti casa senza rendermene conto, con mia nonna affacciata al balcone della cucina che mi fissava chiedendosi perchè non suonassi il campanello o non aprissi con le chiavi che mi aveva dato la mattina stessa.

Accortomi di quella situazione di stallo in maniera quasi goffa prendo le chiavi di tasca e cerco di capire quale possa essere la chiave del portone principale, mi indirizzo verso quella più grande e provo ad inserirla, ma il mio intuito non era stato dei migliori. Fortunatamente il mazzo contava solamente tre chiavi e al secondo tentativo faccio bingo.

“Tesoro ho parlato con la ragazza che abita qui vicino” -ormai aveva rinunciato a qualsiasi forma di dialettalismo quando si rivolgeva a me- “e mi ha detto che mi farà sapere in questi giorni se potrà accompagnarti a scuola”

Nel frattempo la mia mente si era raffigurata questa ragazza di cui non conoscevo neanche il nome, ma che aveva già un corpo e un volto. Era sicuramente riccia con gli occhi scuri e la pelle ambrata, la bocca larga e bassina- mi sembrava già di conoscerla.

Mia nonna intanto aveva recitato un poema che mi ero perso per l’ennesima fantasia che entrava nella mia mente come se fosse realtà. Non mi restava che fare un cenno col capo e sperare che quella ragazza che abitava pochi passi da me richiamasse per dare conferma che mi avrebbe accompagnato a scuola e aiutato ad inserirmi in quella realtà così diversa. MI ero quasi innamorato di quella figura che ancora non avevo visto, o semplicemente mi ero invaghito dell’idea di stare bene in un posto e farmi nuove amicizie. Boston, Firenze non mi mancavano perchè quel silenzio assordante di un paesino sperduto della Sicilia era quello che serviva a un cuore frantumato ad un ragazzo che non aveva capito di essere amato.

 

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