Laboratorio di scrittura- Una ragazza come me.

Nel ‘700 non c’erano le soap c’erano i romanzi a puntate, i feuilleton . Ogni settimana sulle riviste più in voga usciva un capitolo del romanzo.

Adesso siamo nel 2013 e quindi cosa c’è meglio della rete per riproporre questa tipologia di romanzo a puntate ?

Bene siccome io non sono una scrittrice vi prego di essere magnanimi nel giudicare quello che pubblicherò, ma piacerebbe che oltre a leggerlo mi deste dei consigli per migliorare. Grazie anticipatamente 🙂 creerò una pagina apposita dove pubblicherò i singoli capitoli, qui di seguito il prologo.

PROLOGO.

Uno spiraglio di luce, sensazione soave sulla pelle, semplice luce che entra dallo spazio che separa i due lati della tenda.

Il calore sembra darmi al contempo sollievo  e angoscia. Sollievo per la speranza di un giorno migliore, angoscia pensando alle fatiche che i gesti semplici sono per me.

Sento nell’altra stanza dei rumori, rumori metallici, una tazzina che cade, nessuno impreca, non si sarà rotta. Vedo quella tazzina davanti ai miei occhi, come se fossi nell’altra stanza fa un giro su se stessa come una ballerina sulle punte.

Io non sento le mie membra, distesa nel letto inerme poco cosciente ancora imprigionata per metà nell’Ade. Con una leggera rotazione del collo rivolgo lo sguardo verso la sveglia che segna le 7:45. Vengo distratta da un piacevole odore, un odore forte e conosciuto è l’odore del caffè intenso, inebria tutta la stanza, questo è il caffè della mia Terra.

Con gli occhi socchiusi scorgo sulla soglia della porta una figura sottile illuminata da quella luce che poco fa mi aveva svegliata.

La figura snella e alta  con passo felpato si avvicina a me.  Osservo silenziosa senza staccare lo sguardo, la vista si fa sempre più nitida, il naso appuntito, quelle labbra sottili, un filo di barba su un viso così giovane che sembra contraddire gli occhi così ricchi di esperienze di vita.

-Amore ti ho preparato una tazza di caffè italiano- la voce è squillante; deve essere già sveglio già da qualche ora. Lo fisso ancora, lui sembra non capire quello che mi passa per la mente, cerca con grande fatica di scorgere i miei pensieri o un semplice movimento delle mie labbra, ma rimane solamente deluso.

Eppure rimane lì; i minuti sulla sveglia scorrono … 1,2,3,4,5 … lui rimane lì accanto a me, sul bordo del letto , con la tazza fumante, senza pretese se non quella di continuare a fissarmi negli occhi. Io non voglio che rimanga così lì nella speranza che le cose si possano sistemare, per questo istintivamente mi giro sul fianco sinistro e gli do le spalle. Mi pento subito del mio gesto, voglio scusarmi, voglio ringraziarlo del gesto carino che ha avuto. Quando mi giro lui non c’è più, solo la tazza ancora fumante sul comodino. La fisso, la studio nei minimi dettagli e poi mi perdo nel fumo di quel caffè italiano. Mi manca la mia terra, mi manca quello che avevamo, mi manca quello che ero. 

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