Le condizioni per il sì

Ci sono momenti nella vita che sono fondamentali, si configurano come momenti cardine e ci ricordano che nella vita i riti di passaggio sono dovuti, a volte,  molto più spesso di quanto siano voluti.

La convinzione che la convenzionalità di questi momenti sia così radicalmente applicata alle nostre vite, in qualche caso, banalizza il momento stesso, ma ancora peggio essendo considerato un momento obbligato va ricercato anche quando essenzialmente non è necessario.

Tutto questo preambolo è per introdurre una delle tappe meno obbligate e più desiderate della nostra vita: il matrimonio.

Il matrimonio non è un’istituzione dei nostri giorni, ma già nell’Antica Grecia e durante il periodo romano il matrimonio era un rito che molto spesso serviva a consolidare, nell’ambito aristocratico, collaborazioni tra grandi famiglie. Se vogliamo essere meno formali potremmo dire che per Alessandro Magno ormai il matrimonio era all’ordine del giorno (anche se Roxane è la moglie che maggiormente viene citata, ma non stiamo parlando di storia greca, di cui sempre amo disquisire). A Roma sempre nell’ambito matrimoniale mi piace citare Claudio che sicuramente tra Messalina e Agrippina è stato il meno fortunato. Tutto questo per dire che i tempi mutano, ma la storia tende a ripetersi.

Appurato che il matrimonio non è “follia” dei nostri giorni possiamo dare una visione globale di cosa possa significare il matrimonio nel 2013 e perchè tale “rito” è così osteggiato, tutto questo vi prego avendo clemenza nei miei riguardi, perchè seppur vero che sono single  o come dice la mia carta d’identità “libera” ho massimo rispetto per il matrimonio e per coloro che sono sposati.

Vi sembrerà strano, ma trattare questo argomento è molto complicato, perchè molte sono le sfaccettature della vita coniugale. C’è chi sostiene che il matrimonio sia inutile in quanto semplice formalità e “tomba dell’amore” giudizio per nulla opinabile se non fosse che tra le medesime persone ci sono anche  coloro che puntano il dito contro lo Stato che non riconosce le coppie di fatto. Tante ma tante volte mi sono chiesta che cosa cambia tra un’unione civile ( quindi ovviamente esonero il discorso religioso) e una coppia di fatto. Se io voglio godere dei diritti che sono attribuiti ad una coppia sposata, perchè non mi sposo?  E’ un po’ come se io volessi utilizzare un oggetto che  non è mio, ma dal momento che altri l’hanno acquistato io lo voglio usare pure, è leggermente un no sense o comunque se un senso c’è io non lo trovo.

Se parliamo invece di copie omosessuali giustamente è in loro diritto chiedere di poter essere tutelate in quanto copia e quindi concordo pienamente nel voler potersi sposare, non voglio tergiversare ed esplorare altre tematiche, ma se studiamo storia per comprendere il futuro grazie al passato comprendiamo che l’omosessualità è sempre esistita e paradossalmente erano più tutelati nell’Antica Grecia ,in un certo qual senso, che non adesso.

Per tali ragioni essendo che a due uomini o a due donne il diritto di sposarsi è negato comprendo la ribellione, ma per chi può presentando documentazione senza cerimonie di nessun tipo per essere coniugato non trovo motivazioni valide per intraprendere questa “lotta”   (non è che per sposarsi c’è un galateo o delle leggi che obbligano all’acquisto dell’abito bianco, per l’amor del cielo ognuno progetta il proprio matrimonio nel modo che maggiormente gli aggrada, ma è una volontà non un obbligo).

L’unica risposta che sono riuscita a darmi è che questa richiesta sia dovuta dalla volontà di non impegnarsi seriamente, perchè ovviamente il matrimonio non è semplice e perchè la separazione implica costi legali oltre che investimento emotivo. O forse  in maniera più semplicistica in un epoca dove tutto è easy vorremmo che anche la vita sentimentale lo fosse e per questo cerchiamo qualcosa che tuteli l’aspetto pratico, ma questo aspetto pratico  tende ad inficiare forse un po’  troppo l’aspetto sentimentale.

Dico questo per un semplice modo di vivere che ho adottato. Io mi prefiggo sempre una meta e non sempre la raggiungo, perchè i fallimenti fanno parte della vita, ma il fatto di avere un obiettivo mi da la spinta per lottare. Nell’ambito sentimentale non dovrebbe funzionare anche così? No si dovrebbe puntare insieme verso qualcosa che ci unisca correndo anche il rischio del fallimento?

Io non ho la risposta certa a questa domanda le mie in fondo sono solo le supposizioni di una ragazza che ama riflettere. E voi che ne pensate è davvero così complicato?

Caterina.

Liz e Darcy
Liz e Darcy
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11 pensieri riguardo “Le condizioni per il sì

  1. Con tutto il rispetto per gli sposati mi spiace dire che il 90% delle persone che si sono sposate non hanno poi realizzato quello che è la base del matrimonio. Purtroppo, per esperienza, e sottolineo purtroppo, ci sono moltissime persone che ancora si sposano, in chiesa o in comune, giurano e promettono e poi fanno figli e poi te li ritrovi nei siti sadomaso, gay, di sesso ecc…mariti, mogli,…non c’è differenza, e tutti hanno una doppia vita. Sottolineo purtroppo perchè fino a quando non si conosce la verità del “dopo il matrimonio” una magari può anche continuare a crederci, ma quando si conosce la verità allora ti cadono le braccia. Mi spiace dire queste cose e lo faccio a malincuore, ma io non consiglio il matrimonio a nessuno, proprio perchè poi alla fine ci si obbliga ad una vita falsa, senza amore e sol di copertura. Conosco sfortunatamente molte coppie infelici, infedeli, disastrate che stanno insieme solo per quella firma lì in quel foglio. No, io non ho mai sognato l’abito bianco, e infatti convivo. Sui diritti dei non sposati avrei da aprire una conferenza e non mi pare il caso. Io scelgo ogni giorno lui e lui sceglie ogni giorno me, se domani non mi va sono libera di non sceglierlo e non devo pagare nessuno per avere una libertà che è un mio diritto. Io sono a favore dei matrimoni gay perchè rispetto chi ci crede e vuole sposarsi. Ma io vedo e conosco molte cose che stanno dietro quella immagina luminosa dell’unione coniugale e non posso far finta di non sapere.

    1. se una storia è falsa,secondo me, lo è a prescindere dal legame matrimoniale; certamente come dici tu non è il matrimonio che rende una coppia felice, ma non è neanche il matrimonio a renderla infelice. La differenze è che ti senti inevitabilmente più legata e magari hai molto più da perdere. 🙂 Caterina

      1. il riferimento al matrimonio è per quella aria di “sicurezza” che sembra dare a molte persone che credono che sia una ottima base per la vita in due. Ecco perchè mi riferivo a questo tipo di legame. Sì, le storie false ci sono anche in altri tipi di legami, ma col matrimonio si fa un giurament davanti a dio o alla legge, mica è uno scherzo! Ma molti questo dopo se lo scordano del tutto.

      2. esatto lo condivido appieno il fatto del giuramento. Alla fine questo fa comprendere quanto la società sia molto più apparenza che realtà. Grazie di essere passata

  2. Sono appena tornato da un matrimonio! XD
    Il discorso è davvero complicato… però sono d’accordo con te: se voglio i diritti di chi è sposato, allora mi sposo.
    Avere diritti significa anche avere doveri.

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