Verga un pò come me

Quello che ho sempre amato fare è prendere personaggi della letteratura (italiana, latina, greca e così via) che essi siano gli autori stessi o i personaggi a cui danno vita e vedere quanto fossero vicino a me, quanto di loro avessi nella mia vita e nel mio modo di agire. In questi giorni sto leggendo le lettere di Verga e se inizialmente provavo fastidio perchè mi sentivo di invadere la privacy di questo scrittore, poi mi sono detta che essendo una “specialista” nel settore filologico era quasi mio dovere continuare nella lettura e quindi eliminato il fastidio sono entrata in contatto con l’autore come poche volte nella mia vita era successo. Io amo leggere e nelle estati in cui non c’era scuola divoravo una quantità di libri in modo allarmante, ora non ho più tantissimo tempo anche perchè io quando inizio un libro non dormo fino al momento in cui non leggo la parola fine ( immaginate quanto sia traumatico per me leggere una saga totalmente edita!!) e questo non è compatibile con il dover studiare la mattina; in ogni modo pure essendo una persona abituata nella lettura e avendo già letto Verga negli anni scorsi questa volta si è creata una connessione, perchè Verga è una mia versione del passato. Attenzione io non ho la pretesa di essere una grande scrittrice, non penso che mai scriverò un capolavoro come “I Malavoglia” o “Eva”, però Verga è il prototipo di siciliano che vive male il piccolo paese, in quanto fonte di pettegolezzi. Verga è il siciliano che va a vivere a Milano (io vivo ancora in Sicilia, ma suppongo di continuare i miei studi a Milano) e si sente inadeguato, perchè la grande città non può cogliere le sfumature di una terra come la Sicilia. Si perchè non dobbiamo prenderci in giro nessuna città in Sicilia, che sia essa Palermo o Catania, sarà mai come Milano. Una volta lessi ” Milano è una città che si vive da sola” e devo dire che ogni volta che mi reco a Milano colgo il senso di questa frase, si vive da sola perchè chi hai di fronte non sa chi sei, si vive da sola perchè a nessuno importa dove vai, si vive da sola perchè il ritmo è tre volte più veloce. In Sicilia no!! Non perchè noi non lavoriamo, grandi lavoratori sono gli uomini e le donne siciliani ( non tutti ma la gran maggioranza) , ma in Sicilia non sei soloperchè se tu cammini per le strade senti degli echi, senti il torpido calore del sole, senti il profumo d’arance, senti l’aria del mare che ti accarezza la pelle e l’aria dell’Etna che ti attraversa lungo la schiena e tu rimani in silenzio davanti alla meraviglia e non puoi essere da solo, perchè sei parte di quella natura. Se mi chiedessero di scegliere una musica per descrivere la mia terra io sceglierei una tarantella, una musica di gioia, ma dal ritmo che ti affatica, la Sicilia è così ti fa gioire ma il modo di vivere gli affetti in maniera troppo passionale ti affatica togliendoti quasi la tua identità di singolo. Verga sapeva tutto questo, sapeva a cosa rinunciava ogni volte che andava a Milano, sapeva di essere “solo” eppure Verga è come me deve inseguire un sogno e non importa quando sia difficile lasciare la famiglia ( Verga aveva un forte legame con la sua famiglia in special maniera con la madre Caterina), non importa quanto quella terra voglia trattenersi con sé e vi prego di credermi se vi dico che è così, come Odisseo, quando si traghetta, sembra ancora di udire Cariddi come se il mito greco di Omero fosse frutto di realtà. Eppure quella terra tanto amata veste piccola a chi sogna in grande e seppure ti accoglie e non ti lascia mai sola a volte la solitudine  è quello che ti serve, perchè devi crescere e devi camminare con le tue gambe. Verga lo capì e senza mai rinnegare la sua terra fu pronto a correre il rischio, adesso tocca a me e seppur spaventa sapere che si può riuscire nello scopo mi aiuta, la letteratura mi aiuta.

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2 pensieri riguardo “Verga un pò come me

  1. Ciao, piacere di conoscerti e complimenti per questo tuo post. L’ho trovato molto particolare e soprattutto profondo. Io vivo a Genova, una città del nord che per alcuni aspetti è vicina a Milano, nel suo modo di vivere “isolato” e in un certo senso “menefreghista” e contemporaneamente pettegolo, perché alla fine tutti sanno sempre di tutto. Ho avuto la fortuna di conoscere un po’ di siciliani e di passare qualche giorno a Palermo e impattare con questa realtà così diversa dalla mentalità a cui (purtroppo o per fortuna) mi sono abituato. E per questo condivido il tuo pensiero. Da un altro che si sente così costretto e castrato dalla sua terra e che sogna spazi più grandi, ti dico di buttarti perché per l’appunto la tua terra e la tua famiglia ti sono poi sempre accanto. Non più fisicamente, ma nel cuore e nella forma mentis. Di nuovo un piacere essere capitato qua! Un saluto e un grande in bocca al lupo!
    Andrea

    1. Ciao piacere mio 🙂 … grazie mille per i complimenti … penso che seguirò il tuo consiglio e spero di riuscire ad apprezzare il “nord” come tu hai apprezzato la Sicilia, perchè in fondo siamo tutti italiani (anche se spesso lo dimentichiamo). Di nuovo grazie e crepi il lupo. Ciao Caterina.

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