La mia disastrosa esperienza all’università

Non so quanti come me ancora oggi compiano la scelta coraggiosa di iscriversi all’università, si perchè è una scelta coraggiosa continuare gli studi in un’Italia che non incoraggia i giovani a voler apprendere, anzi che gioisce se l’ignoranza dilaga. Perchè quel dubbio ti martella il cervello, ti chiedi che senso ha spendere soldi per le tasse e per i libri ( se si è fuori sede come lo sono io anche per l’alloggio ) e perdere la salute sopra i libri se poi alla fine farai la commessa o l’operatrice al call center, che lungi da me definire lavori poco dignitosi, perchè ogni lavoro onesto lo è, ma trovatemi un senso a questi miei tre anni a studiare manoscritti e a non dormire andando avanti solo sniffando direttamente ormai i chicchi di caffè. Io un senso a tutto questo non lo trovo, perchè la mia laurea in lettere classiche non serve per fare la commessa, chi mi vede vuole cordialità ed efficienza, non che io sappia tradurti Euripide o disquisire sul Manzoni. Allora perchè io continuo imperterrita nella mia lotta, perchè io seguo ancora quella passione che a volte sembra quasi per abbandonarmi. Quando mi iscrissi al liceo classico non ebbi dubbi, ma adesso invece ogni azione, ogni materia, ogni lezione è un macigno . A 22 anni ( sono abbastanza in regola) mi sento un peso per la mia famiglia,perchè non solo non posso sperare in un futuro migliore per me se studierò, ma non posso godere di un presente decente. Io non frequento un’università privata, ma nessuno mi aveva detto che studiare e amare quello che si studia non basta più, nessuno mi aveva detto che i soldi sono più forti della passione e del talento ( a prescindere da me parlo in generale!!) e che essere l’alunna modello, la figlia onesta e l’amica disponibile ti rende semplicemente un individuo della società. Un numero che invece che creare profitto crea ostacolo, invece di dare speranza preferisce la rassegnazione. Allora cari politici, cari professori, cara gente io sono stanca di essere un numero, un’esame, un problema io voglio la mia dignità e non è colpa mia se sono nata ora e non è vero che non voglio combattere per quello che voglio, ma sono cresciuta con l’idea che la dignità è il guadagno più grande a prescindere se non fai il lavoro che ti piace e che i sogni posso essere perseguiti rimanendo con gli occhi aperti però.

Caterina.

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31 pensieri riguardo “La mia disastrosa esperienza all’università

  1. Guarda, la situazione al giorno d’oggi sarà pure quella che è, ma di certo non dobbiamo farci prendere dallo sconforto. Chi non è fiducioso ha perso in partenza.
    Dovresti prendere i tempi difficili in cui viviamo come ulteriore motivazione per impegnarti e diventare la migliore in quello che fai, così da poter dire, un giorno, “nonostante tutto, ce l’ho fatta”.

    1. é quello che mi auguro di riuscire a fare, anche se le istituzioni non solo non sostengono, ma demoliscono ogni iniziativa. Non mi riferisco solamente ad organi politici, ma anche ai piccoli nuclei cittadini. Comunque molte grazie per il tuo commento.

  2. Quello che scrivi è vero, assolutamente vero: Ma se ci abbandonate voi giovani, siamo veramente alla fine. E’ giusto che ognuno di noi senta la voglia di riscatto, ma non lasciatevi andare ragazzi, senza di voi, la vostra forza, il vostro entusiasmo, non si va avanti. Propabilmente siete voi la vera Italia, quella che pùo fare chiarezza e onestà in un meccanismo marcio e obsoleto. Se proprio non ci si fa allora volate via, lontano, ma non rinunciate ai vostri sogni, ai vostri sacrifici.

  3. Sono anch’io laureato in Lettere Classiche (alla triennale, la magistrale al momento é un work in progress), e la mia esperienza universitaria l’ ho trovata umanamente molto peggiore di quella liceale.
    Di quel periodo mi manca in particolare la confidenza che c’era tra compagni di classe. A quei tempi conoscevi ogni minimo particolare della vita dei tuoi compagni, anche di quelli che ti stavano antipatici; all’ università invece i rapporti sono molto più tenui, perché i tuoi compagni sono troppi, il tempo che passate insieme é troppo poco, e più in generale non c’é più quell’ atmosfera intima, di condivisione di tutto tipica del liceo.
    Dal punto di vista umano gli anni liceali sono i migliori in assoluto.

      1. Ecco, io sotto questo aspetto sono stato più fortunato: nessun compagno mi ha mai detto di no, quando gli ho chiesto di prestarmi gli appunti o un libro.
        Il problema é che all’ università si raggiunge facilmente quel minimo di confidenza necessario per chiedere piccoli favori di questo tipo, ma raramente i rapporti diventano più profondi: amicizie vere, del tipo “io ti racconto i fatti miei, tu mi racconti i fatti tuoi e ci vediamo anche fuori da scuola” all’ università sono più uniche che rare. Anche con quelli con cui riesci a legare un po’ di più avverti sempre una certa freddezza, come se la conoscenza dovesse limitarsi all’ università, e tutto ciò che appartiene alla vita privata debba rimanere fuori.
        Spero che andrà meglio quando cominceremo a lavorare, ma anche per quello non riesco ad essere ottimista: oggi i lavori sono tutti precari, dopo pochi mesi te ne devi già cercare uno nuovo, e con questi presupposti non puoi creare dei rapporti solidi e profondi, perché per farli nascere ci vuole una frequentazione assidua e continuata nel tempo.
        Proprio perché so quanto é difficile creare una vera amicizia e quanto si é fortunati ad averla, rimango sempre dispiaciuto e arrabbiato quando vedo un rapporto importante finire per motivi futili, per litigi di poco conto, per dei momenti di crisi assolutamente superabili. Chi ha un amico se la tenga stretto, perché é proprio vero che chi trova un amico trova un tesoro. Grazie per la risposta! : )

  4. guarda io non posso dire di essere circondata da colleghi che sono miei più grandi amici, ma dopo tre anni con un paio ho legato moltissimo, quindi credo sempre che esistano persone con cui legherai a prescindere delle situazioni e questo pensa valga anche per il lavoro. Ovviamente per una persona selettiva come me ( non confido molto nelle persone) è difficile. Auguro anche a te di fare comunque delle belle conoscenze e a prescindere da quanto dura un rapporto se un amico sbaglia a volte i litigi si dimostrano necessari, vero è che poi si può sempre fare pace 😉

  5. “…perché la mia laurea in lettere classiche non serve per fare la commessa…”.

    Ma nemmeno la mia da geologo, se è per questo! Se può consolare, non esistono quasi più in Italia titoli che mettano al riparo dalla possibilità di gustare carriere lavorative schifose: certe differenze si sono conservato più che altro all’estero. E poi, sinceramente, il drammatico scollamento consumatosi negli ultimi anni tra il mondo accademico e quello delle imprese ha fornito ai neolaureati la quasi certezza di non essere per niente preparati al lavoro. A me pare un problema grosso e generalizzato: e dire che ce ne sarebbero di strumenti per affrontarlo.

    1. Io parlo della mia esperienza di lettere, perchè scrivo il blog “in prima persona”, ma mi preme precisare che io ritengo che ogni corso di studi sia rispettabile e che lo sia anche ogni lavoro onesto. La frase si riferisce al fatto che se devo spendere una somma considerevole per ottenere una laurea preferirei che lo Stato in quanto tutore, sulla carta, dei miei diritti mi agevolasse per impieghi inerenti alla mia specialistica. Mentre, come ha confermato il recente decreto sul lavoro, si incita a non intraprendere percorsi di studio, perchè se alla fine devo compiere un lavoro diverso da quello per cui ho studiato che senso ha spendere dei soldi per qualcosa che mi rende niente? Alla fine i miei genitori stanno facendo un investimento e chi sosterebbe dei titoli che non portano profitti? Spero di essermi chiarita meglio 🙂 Grazie del commento

  6. Il mio ricordo universitario è lontano ma sopratutto è americano. Mi sono laureata anche io in lettere ma al City College di Ny e 30 anni fa il mio liceo italiano (il Tasso di Roma) era molto al di sopra dello standard di preparazione di uno studente medio americano. A me la mia laurea ‘mirata’ non è servita e neppure a me è stato indispensabile (o necessaria) la frequentazione con Euripide ma lo studio ti abitua a un approcio diretto e finalizzato al ragionamento, ti dà la capacità di prendere prima dimestichezza con le situazioni, ti aiuta anche ad un pensiero più pragmatico della vita.
    Sono stata proprio oggi a pranzo con un amico titolare di cattedra alla Sapienza e la prima cosa che ho fatto gli ho chiesto in quanto tempo, con queste piogge torrenziali, si riempisse la bacinella posta sotto una grossa crepa del soffitto che nessuno viene a riparare.
    E’ mancata negli ultimi Governi l’attenzione per la Cultura. Uno di loro ha persino detto che con la cultra NON SI MANGIA.
    Stiamo attenti, soprattutto voi a nn lasciarvi condizionare perchè lo studio e la conoscenza sono sempre una ricchezza. Poi si può anche fare la commessa e l’idraulico ma scuola e istruzione non possono essere svilite e devono essere un’opportunità aperta a tutti.

    sheralogorroicasentenziasenzacattedra(graziediesserepassata)

    ps ora di cena e non rileggo, perdono!

    1. Io ho un amico cileno e quando sente che per sostenere un esame universitario devo studiare minimo 1000 pagine pensa che io sia pazza, ma per noi è normale eppure tutto lo studio che si compie in Italia non è riconosciuto. In Italia conta il lavoro che fanno i tuoi o la parentela e non lo dico perchè è uno stereotipo lo dico perchè lo vedo è tangibile e il suo amico della Sapienza è un esempio di quello che è il pensiero qui. Con la cultura non si mangia, ma se nessuno andasse alla Sapienza e uscisse fior fior di soldini lui non avrebbe uno stipendio e no perchè magari professore in materie scientifiche, indipendentemente c’è qualcuno che studia dietro al suo stipendio. In Italia funziona così e mi creda ci ho pensato innumerevoli volte ad andare a studiare all’estero, ma non me lo posso permettere, ma questo Paese meriterebbe che nessuno si iscrivesse all’università, perchè nessun universitario è più tutelato.
      🙂 in ogni caso una buona cena.
      Grazie del commento a presto 😀

      1. Mi ha stupito sapere che per i tuoi esami devi studiare minimo 1000 pagine. Come ricorderai, sono anch’ io uno studente di Lettere Antiche, e l’ unico esame per cui ho dovuto studiare 1000 pagine é stato l’ ultimo della mia vita, quello di Storia Medievale. Tutti gli altri avevano un programma mooolto meno vasto.
        Anzi, per la maggior parte dei miei esami non ho dovuto studiare in senso stretto nemmeno una pagina, nel senso che il più delle volte il programma consisteva soltanto in tot opere greche o latine che tu all’ esame dovevi saper tradurre. Lo studio in senso tradizionale, del tipo “Prendi un manuale ed evidenzia le parti importanti” l’ ho dovuto fare appunto solo per gli esami di storia. Ma qual é il tuo ateneo?

      2. Studio a Catania e questa cosa mi stranisce al quanto perchè io oltre ai testi che normalmente vanno letti, tradotti o analizzati ho sempre un manuale e i testi dei professori. Per esempio in questi giorni ho sotto mano i testi di archeologia e accanto ai due libri uno di arte greca e uno di arte romana dove ci sono le opere da analizzare devo studiare due manuali dove si parla dell’archeologia in maniera strettamente teorica. Io nel mio piano di studi poi ho tutte materie da 9 cfu e ogni cfu corrisponde a 100 pagine, ma nessuno dei professori rispetta in maniera rigida le pagine e si tende sempre a sforare.

  7. Nel mio ateneo invece gli esami possono essere da 6 o da 12 cfu. Alla differenza di crediti in teoria dovrebbe corrispondere anche una differenza di programma (gli esami da 6 dovrebbero averne uno più leggero, quelli da 12 uno più pesante), ma in pratica dipende tutto dal docente: ci sono dei prof che per darti 6 crediti ti fanno tradurre mille cose, ed altri che te ne danno 12 chiedendoti il minimo indispensabile. Per dirti, il mio unico esame da 1000 pagine era da 6 crediti.
    Come ti ho detto, la maggior parte delle volte dobbiamo soltanto preparare dei testi: al di fuori degli esami di storia, non ho mai dovuto preparare anche un manuale. Al massimo ho dovuto leggere qualche saggio, ma i nostri prof basano il voto quasi interamente sul modo in cui traduci, la domanda sul saggio non sposta più di tanto il giudizio.
    Anche questa cosa della corrispondenza 1 cfu = 100 pagine da noi non si é mai sentita, se i prof la instaurassero da noi ci sarebbe una rivolta popolare. Complimenti a Catania, che sforna degli studenti molto più laboriosi (e quindi probabilmente molto più preparati) dei nostri. : )

    1. Si il nostro sistema funziona così. Considera che io studio tantissimo e non riuscirò a laurearmi a novembre, ma solamente a marzo (che lo so non è tantissimo, ma se pensi che ho una media di 3 materie a sessione è deprimente). In effetti loro non ti aiutano, perchè perdi tempo rispetto a uno studente di un altro ateneo e molto spesso ti senti dire che è solamente perchè i ragazzi del sud studiano di meno e pensiamo solo al mare che poi io abito in montagna. Tu che ateneo frequenti?

      1. Io amo la Toscana la mia regione preferita non sai quanto ripiango il fatto che 3 anni fa non trovai il coraggio per partire per Pisa. Grazie a te per essere passato 🙂 quando vuoi sei il benvenuto.

  8. non mi è chiaro il tuo pensiero Il mi amico fraterno professore di Bioetica non fa parte dei cosiddetti ‘Baroni’ ma lavora lui stesso in condizioni di grandissimo disagio spostando la scrivania da un lato all’altro per evitare le perdite di acqua copiose dal soffitto.
    Con “la cultura non si mangia” lo affermava l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, dimostrando così di avere una visione di corto respiro e, anche, antieconomico!
    spero di essermi chiarita e ti pregherei di darci del tu come usa ovunque sui blog 😉
    sherazade

    1. scusa non avevo capito 🙂 siccome molti condividono il pensiero di Tremonti non mi sarei stupita. Comunque io non considero più nessuna delle parole dei politici, perchè sono semplicemente gentaglia che non riuscendo a sopravvivere onestamente decide di diventare un parassita della società e in questo caso la cosa è abbastanza generalizzata. Scusa se ti ho dato del “lei”, ma amo utilizzarlo 🙂 perchè è una delle caratteristiche della lingua italiana che mi piace di più (deformazione professionale).
      😀
      P.S. Un professore di Bioetica non poteva non essere dalla parte del “giusto mezzo” 😉
      Ancora Grazie passa quando vuoi 🙂

  9. ti rispondo che da torinese anche io sarei portata al ‘lei, ma preferisco riferirmi più che al ‘cafonesco’ ‘tu’ generalizzato al neutro ‘tu’ americano dove le distanze e il rispetto non derivano da una forma verbale ma dalla sostanza.

    sherabuonadomenica

  10. Ciao CatePat07. La tua analisi è più che corretta ma non posso non dirti TIENI DURO! NON ARRENDERTI! Fagliela vedere. Impegnati non soltanto nello studio che è sicuramente sacrificio e spese a carico della famiglia. Impegnati anche nella politica, nel sociale a livello di base. Non potete voi giovani lasciare campo libero ai delinquenti della politica perchè possano continuare a fare i loro comodi. La democrazia deve essere veramente PARTECIPAZIONE. Vai nelle assemblee, scrivi, parla, URLA se è necessario per farti sentire. Tu lo dice chi, per età, potrebbe essere tuo nonno ma non ha mai deciso di tirare i remi in barca. Se, come ho visto che hai fatto, leggi il mio blog, sai che ciò è vero! Ciao. Torna a trovarmi e non esitare a commentare. Io, intanto, mi scrivo al tuo blog.

    1. Barcollo ma non mollo come si suol dire ( anche perchè sono a meno due materie direi che non è il caso di non finire) e amo l’idea di essere omnia scientia!! Faccio il possibile e condivido a pieno l’idea di lotta e partecipazione. Visiterò sempre con piacere il tuo blog e ogni tua visita nel mio sarà solo che gradita. Grazie dell’iscrizione e del commento 😀

      1. Ciao. Io scalo ancora le montagne dell’Alto Adige. Tu dovrai scalare quella dell’indifferenza sociale che ha prodotto questa scandalosa situazione nel nostro Paese depauperando il futuro di una intera generazione. In bocca al lupo. Verrò sicuramente a trovarti nel tuo blog. Mi piace come scrivi. Osv.

      2. Grazie mille verrò a trovarti anche io e grazie per il complimento sulla mia scrittura che è il più bello che tu possa farmi a presto 😀

  11. Mi son dimenticato di dirti che, se ti va di vedere le foto delle mie escursioni e non solo, potrai farlo cliccando sul mio link:

    http://picasaweb.google.com/barbatusimmaginiamo e, registrandoti, anche commentare.

    Ciao, spero che arrivi un po’ di fresco anche da voi almeno di sera. Una mia amica di Catania mi dice che esce di casa solo di mattina presto per andare a fare la spesa per evitare di “arrostire”!

    1. a Catania si frigge, ringraziando il cielo io sono della provincia di Enna, anche se studio a Catania, e qui fa più fresco, ma guarderò con estremo piacere le tue foto.

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